Uscirono dall’Arsenale, attraversarono il Giardino delle Vergini.
Camminavano senza fretta.
Piazza San Marco li accolse senza fanfare.
Turisti, voci, comitive.Ma Venezia sembrava in sordina.
Come se qualcuno avesse abbassato il volume.
Avevano addosso la leggerezza di chi non ha ancora deciso se restare o perdersi.Sebastiano, a tratti, indicava un dettaglio, una facciata.
Non per spiegare.
Per condividere.
Brano tratto dal romanzo “Il tuo gatto è dentro il mio giardino” → Scheda del libro
Dal romanzo alla storia
Nel romanzo Il tuo gatto è dentro il mio giardino, Piazza San Marco accompagna uno dei primi momenti di intimità tra Sebastiano e Beatriz. Usciti dalla Biennale lui la conduce alla Galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa, dove specchi concavi e superfici infrante restituiscono immagini deformate. Non è una visita guidata: è un modo per parlare di sé senza esporsi completamente.
Usciti dalla mostra, i due si siedono a un tavolino in piazza San Marco. La mattina è chiara, nei bicchieri si accende il colore arancione dello spritz e i piccioni si muovono tra le gambe dei camerieri. Per qualche istante la piazza sembra proteggerli, offrendo loro uno spazio aperto nel quale potersi avvicinare.
Poi compare Claire. Il luogo più vasto e luminoso di Venezia diventa improvvisamente stretto. Dietro il sorriso della donna si muovono gelosia e ossessione; la folla continua a passare, ma la scena si concentra attorno a poche parole e a tre sguardi che non riescono più a nascondersi.
La Galleria Bevilacqua La Masa esiste davvero sotto i portici delle Procuratie Nuove ed è da oltre un secolo legata all’arte contemporanea e ai giovani artisti. Anche il tavolino, i camerieri e il movimento della Piazza appartengono alla vita reale del luogo. Il romanzo entra così in uno degli spazi più conosciuti al mondo e ne cerca l’anima più privata: quella fatta di incontri, esitazioni e presenze che osservano senza essere invitate.
Piazza San Marco
Il cuore di Venezia, dove il potere, la fede e la vita quotidiana si incontrano
Ci sono luoghi che rappresentano una città e altri che sembrano contenerla interamente. Piazza San Marco appartiene alla seconda categoria.
La Basilica, il Palazzo Ducale, il Campanile, la Torre dell’Orologio e le Procuratie non formano soltanto un insieme di monumenti. Raccontano il modo in cui Venezia ha costruito la propria immagine nei secoli: una città capace di unire il potere politico e quello religioso, l’Oriente e l’Occidente, la pietra e l’acqua.
È l’unico spazio veneziano a portare ufficialmente il nome di piazza. Tutti gli altri sono campi o campielli. Questa eccezione non è soltanto linguistica: rivela il ruolo unico che il luogo ha avuto nella storia della Serenissima e continua ad avere nell’immaginario della città.
Dalle origini alla grande Piazza
All’inizio, l’area marciana era molto diversa da quella che vediamo oggi. Davanti al primo nucleo della Basilica si estendeva uno spazio più piccolo, attraversato da canali e affacciato su terreni ancora in parte liberi.
La svolta avvenne nel Medioevo, quando l’arrivo a Venezia delle reliquie di San Marco, nell’828, trasformò progressivamente questo punto nel centro religioso della città. La chiesa sorta per custodirle divenne la cappella del doge e il simbolo spirituale della Repubblica.
Nel XII secolo, durante il dogado di Sebastiano Ziani, l’area venne profondamente riorganizzata. Il rio Batario fu interrato, lo spazio fu ampliato e la Piazzetta verso il Bacino acquistò una forma monumentale. Venezia costruiva così il proprio grande palcoscenico pubblico, destinato alle cerimonie, alle processioni e agli incontri con ambasciatori e sovrani.
Nei secoli successivi la Piazza continuò a cambiare. Ogni edificio aggiunse una nuova epoca senza cancellare completamente le precedenti, fino a creare quell’equilibrio irregolare e sorprendentemente armonioso che ancora oggi la distingue.
La Basilica di San Marco
La Basilica domina il lato orientale della Piazza con cupole, mosaici, archi e marmi provenienti da mondi diversi. La sua storia è legata alle reliquie dell’evangelista Marco, traslate da Alessandria d’Egitto a Venezia nell’828 e accolte dal doge Giustiniano Particiaco.
Per secoli la chiesa fu la cappella privata del doge, strettamente connessa al Palazzo Ducale. Non apparteneva soltanto alla fede: era parte della rappresentazione politica della Repubblica. Le cerimonie religiose, il potere civile e l’identità veneziana si incontravano sotto le sue cupole.
La facciata sembra cambiare a ogni ora. Al mattino i mosaici trattengono una luce fredda; nel pomeriggio i fondi dorati si accendono; con il cielo coperto, i marmi assumono toni più severi. È un edificio che non si lascia osservare una volta sola, perché la luce ne modifica continuamente il carattere.
Il Palazzo Ducale e la Piazzetta
Accanto alla Basilica si apre il Palazzo Ducale, sede del doge e delle principali magistrature della Serenissima. Le sue origini risalgono al IX secolo, ma l’aspetto attuale è il risultato di ampliamenti, ricostruzioni e trasformazioni avvenuti nel corso di molti secoli.
La grande massa dell’edificio sembra poggiare sulla leggerezza dei porticati inferiori. È un rovesciamento quasi impossibile: le pareti decorate e compatte si trovano in alto, mentre alla base colonne e archi lasciano passare aria e sguardi.
Davanti al Palazzo si estende la Piazzetta San Marco, il passaggio monumentale che collega la Piazza al Bacino. Le colonne di San Marco e San Todaro segnano l’antico ingresso alla città per chi arrivava dall’acqua. Oltre di esse si apre una delle vedute più riconoscibili di Venezia: la laguna, San Giorgio Maggiore e il movimento continuo delle imbarcazioni.
Piazza e Piazzetta sono due spazi diversi ma inseparabili. La prima è chiusa e cerimoniale; la seconda si apre verso l’acqua. Insieme raccontano la doppia natura di Venezia: città di pietra e, nello stesso tempo, città di mare.
Le Procuratie: la quinta della Piazza
I lunghi edifici porticati che delimitano la Piazza prendono il nome dai Procuratori di San Marco, tra le più alte cariche della Repubblica. Qui si trovavano i loro uffici e le loro residenze.
Le Procuratie Vecchie occupano il lato settentrionale e furono ricostruite tra il 1500 e il 1538. La sequenza regolare delle arcate accompagna lo sguardo verso la Torre dell’Orologio e dà alla Piazza il ritmo ordinato di una grande scena teatrale.
Sul lato opposto si estendono le Procuratie Nuove, progettate da Vincenzo Scamozzi a partire dal 1582 per completare il programma di rinnovamento iniziato da Jacopo Sansovino. Sotto questi portici si trovano il Caffè Florian e la Galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa citata nel romanzo.
A chiudere il lato occidentale è l’Ala Napoleonica, realizzata dopo la caduta della Repubblica nell’area dove sorgeva la chiesa di San Geminiano. Oggi l’edificio, insieme a parte delle Procuratie Nuove, ospita il Museo Correr. La sua presenza ricorda che anche Piazza San Marco porta visibili le tracce delle dominazioni e dei cambiamenti politici successivi alla Serenissima.
Il Campanile e la Torre dell’Orologio
Il Campanile di San Marco, chiamato familiarmente dai veneziani el parón de casa, domina la Piazza con i suoi 98,6 metri. Nato come torre di guardia e punto di riferimento per i naviganti, divenne nel tempo il segno verticale più riconoscibile della città.
Il 14 luglio 1902 il Campanile crollò su sé stesso. La decisione fu di ricostruirlo «com’era e dov’era»; la nuova torre venne inaugurata il 25 aprile 1912, nel giorno dedicato a San Marco. La sua immagine sembra antica, ma custodisce quindi anche una grande storia novecentesca di perdita e ricostruzione.
La Torre dell’Orologio segna invece l’accesso alle Mercerie. Il corpo centrale, costruito tra il 1496 e il 1499 su progetto di Mauro Codussi, mostra le fasi lunari, il corso del sole e i segni zodiacali. Sopra la torre, i Mori scandiscono le ore colpendo la campana: un gesto che da secoli misura il tempo della Piazza e quello della città.
I caffè storici e la vita sotto i portici
Piazza San Marco non è mai stata soltanto il luogo delle grandi cerimonie. Sotto le Procuratie si è sviluppata una vita quotidiana fatta di caffè, conversazioni, musica e incontri.
Il Caffè Florian aprì il 29 dicembre 1720 sotto le Procuratie Nuove. Il suo nome originario era Alla Venezia Trionfante, ma i veneziani cominciarono presto a chiamarlo con il nome del fondatore, Floriano Francesconi. Artisti, scrittori, viaggiatori e uomini politici hanno attraversato le sue sale, trasformandolo in un osservatorio privilegiato sulla vita veneziana.
Ancora oggi i tavolini all’aperto cambiano il modo di percepire la Piazza. Sedersi significa smettere di attraversarla e cominciare a guardarla: le orchestre, i camerieri, i piccioni, le ombre delle arcate e il continuo passaggio delle persone diventano parte di una rappresentazione che non ha bisogno di sipario.
Nel romanzo questa dimensione pubblica rende ancora più intensa la tensione privata. Sebastiano e Beatriz parlano a mezza voce mentre tutt’intorno la città continua a vivere. Claire può comparire tra la folla senza interrompere davvero lo spettacolo, ma cambiandone completamente il significato.
La Galleria Bevilacqua La Masa
La sede espositiva della Fondazione Bevilacqua La Masa si trova sotto i portici delle Procuratie Nuove. Distribuita su due piani, ospita mostre storiche e rassegne dedicate all’arte contemporanea; alcune vetrine laterali si affacciano anche sulla Seconda Calle de l’Ascension.
La Fondazione nacque nel 1898 per volontà di Felicita Bevilacqua La Masa, che lasciò Ca’ Pesaro al Comune di Venezia affinché diventasse uno spazio capace di sostenere i giovani artisti spesso esclusi dalle grandi esposizioni. Nel tempo l’istituzione offrì occasioni importanti ad autori destinati a segnare l’arte italiana, tra i quali Umberto Boccioni, Felice Casorati, Gino Rossi e Arturo Martini.
La sede principale si spostò successivamente in Piazza San Marco, ma la missione rimase la stessa: dare spazio alle nuove ricerche artistiche e mantenere vivo il confronto tra la città e il presente.
È questo il luogo nel quale Sebastiano conduce Beatriz. La scelta narrativa non è casuale. In una Piazza dominata da monumenti celebri e immagini riconoscibili, la Galleria introduce l’incertezza dell’arte contemporanea: specchi che deformano, forme che chiedono di essere interpretate, opere capaci di rivelare ciò che i personaggi non sanno ancora dire.
L’acqua alta: quando la laguna entra nella Piazza
Piazza San Marco è una delle zone più basse di Venezia. Quando la marea supera circa 82 centimetri, l’acqua comincia a comparire nei punti più depressi, risalendo attraverso le caditoie e distendendosi lentamente tra i masegni.
La superficie della Piazza si trasforma allora in uno specchio. Le arcate, il Campanile e le luci delle vetrine si riflettono nell’acqua, creando un’immagine di grande bellezza che non deve far dimenticare la fragilità del luogo e i disagi provocati alla città.
È forse in questi momenti che la natura più profonda di Venezia diventa evidente. L’acqua non circonda soltanto la città: può attraversarla, modificarne i percorsi e ricordare che ogni equilibrio veneziano resta provvisorio.
La Piazza nelle ore del giorno
Piazza San Marco non possiede un solo volto. All’alba, prima dell’arrivo delle comitive, i passi risuonano sotto i portici e la Basilica emerge in una luce quasi privata. A metà giornata lo spazio diventa un intreccio di lingue, fotografie e traiettorie che si incrociano.
Nel tardo pomeriggio le ombre delle Procuratie si allungano sui masegni. Le facciate cambiano colore, l’oro dei mosaici si attenua e la folla comincia lentamente a diradarsi. Di sera, quando le orchestre suonano e le finestre illuminate si riflettono sul pavimento, la Piazza torna a essere un grande salone all’aperto.
Per comprenderla davvero bisogna attraversarla più volte. Il monumento resta lo stesso, ma la luce, l’acqua e le persone lo riscrivono continuamente.
Curiosità
- Piazza San Marco è l’unico spazio veneziano chiamato ufficialmente “piazza”; gli altri sono campi e campielli.
- Le reliquie di San Marco giunsero a Venezia da Alessandria d’Egitto nell’828.
- La Basilica fu per secoli la cappella del doge.
- La Piazzetta collega il centro politico e religioso della città al Bacino di San Marco.
- Il Campanile crollò il 14 luglio 1902 e fu inaugurato nuovamente il 25 aprile 1912.
- La Torre dell’Orologio venne costruita alla fine del Quattrocento.
- Il Caffè Florian aprì nel 1720 sotto le Procuratie Nuove.
- La Galleria Bevilacqua La Masa occupa due piani sotto i portici delle Procuratie Nuove.
- L’acqua alta comincia a interessare i punti più bassi della Piazza con una marea superiore a circa 82 centimetri.
- Nel romanzo, Sebastiano e Beatriz visitano la Galleria e si siedono poi a un tavolino, dove vengono raggiunti da Claire.
Piazza San Marco nel romanzo
Nelle pagine di Il tuo gatto è dentro il mio giardino, Piazza San Marco non viene descritta soltanto attraverso i suoi monumenti. A definirla sono i dettagli più vicini ai personaggi: gli specchi di una mostra, il colore dei bicchieri, i piccioni tra i tavoli, una donna che appare nel momento sbagliato.
Sebastiano e Beatriz arrivano qui dopo essersi ritrovati in una giornata segnata dalla paura e dalla morte di un gatto. La visita alla Galleria offre loro un’altra immagine possibile: qualcosa può essere rotto e, nonostante tutto, rimanere presente.
La Piazza sembra per un momento dare spazio a questa nuova vicinanza. Poi Claire entra nella scena e la luce cambia, pur restando identica. È proprio questa trasformazione invisibile a rendere San Marco parte della trama: il luogo più pubblico di Venezia diventa il teatro di emozioni che nessuno dei personaggi vorrebbe mostrare.
Piazza San Marco è così più di uno sfondo. È uno specchio aperto nel cuore della città, capace di riflettere insieme la bellezza, la folla e le incrinature nascoste dietro ogni incontro.
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